GENOVA, MERCOLEDI' 2 GIUGNO: MANIFESTAZIONE DI PROTESTA CONTRO IL GOVERNO DEI BANCHIERI
Sono le ore 11:00 quando i militanti locali del “Comitato 27 febbraio contro il governo Draghi” si ritrovano in largo San Giuseppe – sul marciapiede dall’altra parte di via Roma, rispetto alla sede della Prefettura cittadina, dove era originariamente previsto – per dare vita ad un presidio di protesta contro l’esecutivo in carica.

Le parole d’ordine della giornata odierna, che si inserisce nell’ambito di una mobilitazione a livello nazionale, sono poche e chiare: “La Repubblica Italiana a chi lavora. Con diritti sociali e sicurezza. Contro il governo Draghi. Contro il Governo di banche e multinazionali. Contro il Governo dell’Unione Europea e della Nato”.
I circa trenta presenti – molti armati di bandiere di partito e sovietiche, a cui si aggiunge un enorme drappo a due aste che raffigura la bandiera dei partigiani delle Brigate Garibaldi – si ritrovano sotto un tendone che ospita un banchetto con materiale di propaganda delle varie formazioni presenti.
Sono numerosi gli interventi dei convenuti: il primo è del centro culturale Cumpanis, seguito dal Circolo Culturale Proletario – presente con il proprio striscione – dall’organizzazione socialista rivoluzionaria M-48, ed infine dal Partito Comunista.
Di particolare interesse sembrano essere le parole di colui che parla per terzo: egli, dopo aver chiarito che quella attuale «non è la nostra Repubblica», propone di organizzarsi per fare come in molti altri Paesi e pretendere che venga nominata un'assemblea costituente, per dare forma ad una nuova Costituzione «realmente democratica, quindi socialista».
Ad intervenire per il Partito Comunista sono in tre: il responsabile regionale delle politiche del Lavoro, il segretario provinciale di Savona – che invita i presenti a partecipare ad un’iniziativa gemella, prevista nel pomeriggio in piazza Giulio II, nel capoluogo del ponente – e Silvia Stefani, segretario regionale.
Ella ringrazia i presenti, auspica che il cammino comune possa proseguire, e sottolinea come quella del Partito guidato da Marco Rizzo sia l’unica opposizione di “sinistra” all’esecutivo dei banchieri e dei padroni, che per sua natura non potrà mai fare gli interessi delle classi sociali più deboli del Paese.
Per concludere, qui di seguito riproduciamo il testo dell’intervento del Circolo Culturale Proletario: essendo in parte datato, dopo la sua stesura l’esecutivo ha cambiato le regole degli appalti, non è stato letto – se non gli ultimi due capoversi – ma si è assistito ad un intervento “a braccio” che comunque ne ha ricalcato il senso.
“In questi giorni il governo Draghi ha preso due decisioni estremamente GRAVI per i lavoratori ed estremamente positive per Confindustria e il padronato tutto, a dimostrazione di quello che noi del Comitato 27 Febbraio andiamo dicendo da tempo e per il quale ci siamo costituiti per fronteggiare questo governo dei padroni e dei poteri forti. Uno di questi gravi provvedimenti è lo sblocco dei licenziamenti dal 30 giugno, contenuto nel Decreto Sostegni Bis al cui interno stanno, non solo sostanziose risorse per le imprese, più della metà dei 40 miliardi stanziati dall’Europa, ma anche la perdita di altre centinaia di migliaia di posti di lavoro da fine giugno, che si aggiungeranno all’oltre milione di posti già perduti dai lavoratori in Italia.
Questa è la triste realtà della Repubblica che oggi festeggiamo la sua nascita, una Repubblica che dovrebbe essere fondata sul lavoro e sulla dignità dei lavoratori e, invece, è fondata sullo sfruttamento più disumano e sul non lavoro.
L’altra misura è costituita dall’abolizione quasi totale di tutte la normativa relativa al codice degli appalti, contenuta nel Decreto semplificazioni, che dà la più ampia libertà alle imprese di peggiorare condizioni salariali e lavorative di lavoratori e lavoratrici, tra le quali il massimo ribasso nelle gare e l’ampliamento della possibilità di appaltare e subappaltare, sottoponendole di fatto ai peggiori ricatti, vista la libertà di licenziare.
Anni e anni di battaglie, di lotte e mobilitazioni spazzate via dal “Governo dei Migliori” con tutti i partiti, di maggioranza o di opposizione, estremamente soddisfatti che in questo modo l’Italia riparta. Ma a spese di chi? Dei lavoratori, dei giovani e delle donne che sono i peggio pagati in tutta Europa, pari solo ai lavoratori greci e portoghesi.
Come abbiamo sempre detto, siamo solo all’inizio di questo nefasto governo che già nei primi mesi di vita colpisce tutto il mondo del lavoro che non ha santi protettori in Parlamento e può contare solo sulle proprie capacità di lotta e di mobilitazione. Per questo noi siamo qui oggi per rivendicare la Repubblica dei lavoratori e delle lavoratrici contro il governo di banche, finanzieri e padroni. L’attuale governo, con la palese complicità di tutto l’arco costituzionale, sta cercando di mettere a tacere le istanze dei lavoratori, lasciati ormai da soli anche da quelle organizzazioni sindacali che fanno finta di fare la voce grossa solo per potersi sedere ai tavoli, dove arraffare briciole di potere nella gestione delle peggiori infamie verso i diritti della classe lavoratrice.
IL CIRCOLO CULTURALE PROLETARIO RITIENE CHE i lavoratori, i comunisti, la base avanzata e più cosciente della classe lavoratrice deve organizzarsi e alzare nuovamente la testa, far sentire la voce di chi non ha voce, scendere in piazza contro queste decisioni. Per questo facciamo appello a tutte le forze sociali per unirci e far sentire la nostra voce!
Non lasciamo che siano Confindustria e la legge del profitto a decidere delle nostre vite con il beneplacito di un governo, soggetto ai diktat dell’Unione Europea e forte con i deboli e deboli con i forti”.
Bosio (Al), 03 giugno 2021
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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